L’arte di arrangiarsi.

pubblicato in: PRIMO PIANO, STORIA | 0
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L’Unione Sovietica e il Patto di Varsavia hanno sempre dovuto fare i conti con un’economia inferiore a quella occidentale e quindi con meno fondi per le loro forze armate.

Come conseguenza, nei decenni, si sono susseguite idee abbastanza bislacche per supplire alle mancanze degli eserciti sovietici e est-europei.

La più bislacca di tutte forse fu quella che esamineremo oggi.

Questione di soldi

Come si fa ad organizzare un’avanzata che, in teoria, dovrebbe essere la più veloce della storia?

In un esercito normale e con fondi appropriati, la soluzione sarebbe relativamente facile, e prende il nome di trasporti truppa corazzati (Armored Personnel Carriers, APC in inglese).

Una flotta di APC però costa e a maggior ragione se deve trasportare centinaia di migliaia di uomini in territorio nemico.

Costa in tempo, soldi e materie prime per realizzare i veicoli, costa in personale e tempo per addestrarne i piloti, costa in pezzi di ricambio e carburante per mantenerla operativa, per non parlare del costo in munizioni se gli APC sono pure armati!

Le linee di rifornimento si complicano e si allungano pericolosamente in men che non si dica, specie se si pianifica un’invasione, ma l’Unione Sovietica ebbe l’idea di rendere suoi soldati più veloci in modo diverso.

Non caricandoli su dei veicoli, ma rendendoli più veloci con degli stivali, degli stivali a motore.

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La loro esistenza è un lascito della Guerra Fredda, e nello specifico di un piano del 1979 noto in occidente come “7 days to the river Rhine”, ovvero “7 giorni al Reno”.

Gli stivali erano la risposta perfetta, negli occhi dei sovietici, al problema economico che il piano poneva.

Qualche paio di questi stivali costa un frazione insignificante di quello che costerebbe un singolo APC, sia in termini di mera realizzazione sia riguardo la manutenzione e l’approvvigionamento del carburante.

Inoltre non si pone il problema di addestrare dei piloti.

Tutto risolto quindi?

Caratteristiche&problemi

Gli stivali sono stati inventati nel 1974, dall’ingegnere aeronautico Viktor Gordeyev e inizialmente non erano altro che un progetto personale, una sorta di scorciatoia meccanica per fare meno fatica per andare al lavoro, e visto lo stato delle strade nella Russia sovietica non lo biasimo (chissà se qui a Roma ne vendono un paio…).

L’esercito sovietico però presto li notò, e li rese immediatamente segreto di stato, e ne costruì alcune varianti.

In generale, gli stivali arrivano a una velocità ragguardevole, 40 chilometri orari, e riescono ad allungare la falcata di chi li usa fino a 3-4 metri.

Gli stivali mentre vengono indossati per un test.

Inclusi negli stivali, c’è anche un piccolo serbatoio, con all’interno carburante per circa mezz’ora di autonomia.

In teoria, non dovrebbero avere problemi su terreni scoscesi, visto che sono fatti in modo da essere montati su dei mini trampoli di 30 centimetri circa.

Non male no?

A quanto pare, un problema questi stivali lo hanno, ed è anche abbastanza grave.

Per come sono costruiti, il meccanismo del pistone agisce direttamente in asse con la gamba, e spesso la pressione generata dai pistoni può “disarcionare” chi li usa, costringendo il ginocchio a piegarsi quando non dovrebbe.

Di test in test, ci si accorse che il problema era abbastanza insolubile.

Per risolverlo, era necessario diminuire la velocità, ma la cosa avrebbe annullato il vantaggio dell’invenzione, oppure si poteva accorciare la lunghezza del pistone, ma facendolo si costringeva il motore a salire di giri e consumare di più.
Alla fine, il progetto venne sospeso, e non venne impiegato in ambito militare, però…

Vita post-bellica.

Con la fine della Guerra Fredda, esaurita la sua utilità bellica e i fondi collegati al progetto, gli stivali vennero rapidamente demilitarizzati, e resi pubblici nel 1994.

Tuttavia, adattandosi all’economia capitalista, gli stivali di Gordeyev hanno mostrato di poter avere degli usi non bellici.

La loro velocità li rende divertenti da usare, e se limitati riguardo alla velocità, il problema di spaccare le ginocchia a chi li usa non si pone più.

Altri usi per cui potrebbero essere utili stanno nelle operazioni di soccorso in ambienti particolari.

Purtroppo, nel 2006, l’azienda di Gordeyev fallì per mancanza di interesse dei consumatori per i suoi stivali, ma ne rimangono alcuni prodotti e funzionanti, ora nell’università di Ufa, in Russia.

Uno studio dell’Agenzia Spaziale Russa notò che, correre con gli stivali  attivi, era energeticamente più costoso per il corpo che senza.

Le calorie necessarie al corpo per attutire l’impatto che gli stivali generano a ogni passo contro il piede e la gamba di chi li indossa sono infatti maggiori di quelle che si userebbero per correre normalmente.

Certo, la velocità sarebbe inferiore, ma arrivare dove si deve arrivare stanchi non è esattamente il massimo, visto che non si può rallentare in questo caso.

In conclusione, uno dei lasciti meno tetri della guerra fredda, e che da un’idea del modo di pensare delle forze armate dell’epoca, oltrecortina.

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