M247 Sergente York

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Credeteci o no, ma questa scena, al netto di un bel po di assurdità (perché dovrebbero dare le munizioni a un robot da combattimento in una dimostrazione in cui non si prevede che spari? A che servono?) ha una base reale.

Ma andiamo con ordine.

Verso la fine degli anni ’60, gli Stati Uniti si resero conto di poter applicare una nuova tattica contro le formazioni corazzate del Patto di Varsavia, la cosiddetta “Pop-up”.

La tattica consisteva nel mettersi in copertura con degli elicotteri (AH-1 Cobra), emergere rapidamente dalla copertura per lanciare dei missili anticarro e poi nascondersi nuovamente.

Questa tattica, resa possibile dall’avanzamento della tecnologia missilistica, aveva però il difetto di essere quasi impossibile da contrastare coi mezzi in dotazione all’esercito USA, e non ci volle molto perché qualcuno cominciasse a chiedersi cosa sarebbe successo se l’Unione Sovietica l’avesse semplicemente copiata.

ZSU 23 Shilka

Non solo, i sovietici erano ben in grado di contrastare la tattica pop-up, disponendo del ZSU-23 Shilka, mezzo blindato antiaereo ancora oggi comunissimo in Medio Oriente e Africa, che già all’epoca mostrava il suo valore militare dando parecchi grattacapi alla NATO.

Gli Stati Uniti corrono ai ripari.

E così, per risolvere questo problema, l’esercito degli Stati Uniti pubblicò dei requisiti per un veicolo antiaereo da sviluppare, nel 1977.

Questi requisiti erano:
-Essere basato sullo scafo del carro armato M48 Patton (visto che si trattava di un carro in surplus, e la cui vita operativa s’era ampiamente esaurita con lo sviluppo del M1 Abrams).

-Essere in grado di acquisire un bersaglio e cominciare a sparare entro 5 secondi (poi portati a 8) a partire da quando il bersaglio fosse diventato visibile.

-Avere una possibilità di colpire un bersaglio, con una raffica da 30 colpi, pari al 50%

-Capacità di operare in ogni condizione meteo.

-Sparare colpi da 30, 35 o 40 millimetri.

-Avere sistemi di puntamento ottici, laser e infrarossi.

-Capacità di tracciare 48 bersagli aerei contemporaneamente e assegnare a ognuno un livello di priorità, abbattendo i più pericolosi per primi.

Carro armato M48 Patton, il cui scafo fu la base per l’M247.

A questi requisiti risposero parecchie aziende, ma alla fine l’esercito strinse la scelta a due sole compagnie, la Ford Aerospace e la General Dynamics, chiedendo loro di presentare un prototipo ciascuna, XM247 e XM246 rispettivamente, nel gennaio del 1978,

Il prototipo della General Dynamics fece a pezzi il concorrente, in ogni possibile test e, ovviamente, perse.

Si, avete letto bene, il contratto fu dato alla Ford Aerospace nel maggio del 1981, nonostante il loro prototipo non solo fosse di gran lunga inferiore, ma costò anche di più, visto che sparava dei costosissimi colpi da 40 millimetri, invece dei più economici 35 millimetri del rivale.

All’epoca, l’esercito si difese dicendo che il colpo da 40 millimetri aveva un innesco di prossimità al suo interno, garantendo una percentuale di abbattimenti maggiore il che è mostruosamente falso.

Benché il colpo da 40 millimetri fosse effettivamente equipaggiato con un innesco a prossimità, i test mostrarono che il prototipo Ford colpì 9 bersagli, contro i 19 del rivale, rendendo irrilevante la qualità delle munizioni.

Tuttavia, la fretta di trovare una soluzione al problema della tattica pop-up, costrinse l’esercito ad andare avanti e cominciare a produrre l’M247, nel novembre del 1981

Comincia la farsa.

Ogni singolo veicolo che la Ford Aerospace produsse aveva problemi, specialmente il loro sistema di puntamento.

Anzitutto, il radar era del tutto incapace di distinguere un elicottero da un albero, e i suoi tempi di reazione erano terribilmente lunghi, con una media di 11 secondi, arrivando fino a picchi di 19 secondi per sparare il primo colpo.

Altri problemi, sempre più ridicoli, erano la lentezza della torretta, la quale non riusciva a girare abbastanza velocemente per seguire i bersagli e le due canne dei cannoni del veicolo che confondevano il radar, se alzate oltre un certo angolo.

M247 con i cannoni elevati al massimo.

L’M247 inoltre era lento, molto più lento dei veicoli che avrebbe dovuto proteggere, ed era afflitto da perdite idrauliche ovunque e in ogni condizione climatica.

Queste prestazioni a dir poco imbarazzanti però non impedirono all’esercito di pompare milioni di dollari nel progetto, principalmente perché non c’era alcuna alternativa, e un sistema d’arma del genere era ritenuto essenziale.

La pietra tombale sul progetto venne posta nel 1982, a febbraio, quando un M247 fu testato a Fort Bliss, in Texas, di fronte a giornalisti e alti papaveri dell’esercito.

Appena il sistema di puntamento venne acceso, il veicolo decise di fregarsene altamente del drone che in teoria era il suo bersaglio, e puntò invece i suoi cannoni da 40 millimetri contro la platea che stava assistendo, causando il panico fra gli astanti.

Vi ricorda niente?

Per fortuna, non ci furono che dei feriti lievi, causati non dal M247 (che non sparò, visto che il grilletto deve comunque premerlo un umano) ma dalla calca delle persone impegnate a scappare dall’aspirante omicida cingolato.

Il sistema venne resettato, e ritenne di puntare il suolo, ancora una volta ignorando il drone bersaglio e scaricando raffica su raffica contro l’incolpevole terreno.

Aggiungendo una nota di ridicolo alla vicenda, la Ford Aerospace arrivò a giustificare il misero fallimento della dimostrazione, asserendo che la causa del malfunzionamento fosse relativa al fatto che l’M247 venne lavato prima di essere testato, “confondendo” l’elettronica del sistema di puntamento.

La stampa, giustamente, si fece beffe di una dichiarazione del genere, e chiese alla Ford Aerospace se era a conoscenza del fatto che in europa centrale può piovere.

Innumerevoli tentativi di far funzionare il sistema di puntamento condussero a situazioni al limite della commedia, come quando il veicolo ignorò per l’ennesima volta il drone bersaglio e preferì puntare contro una ventola d’aerazione di un gabinetto, designandola addirittura come “bersaglio mobile a bassa velocità”

Dopo questa serie di imbarazzi per l’esercito, Washington (nello specifico, il Congresso) decise che forse era il caso di ordinare un’indagine sul progetto, visto anche il fatto che , stranamente, il Pentagono continuava a produrre rapporti positivi su quel catorcio di veicolo.

Si decise quindi di ordinare una serie di ulteriori test, a fine 1984, sotto l’egida del Segretario della Difesa, Caspar Weinberger, il quale faceva rapporto al Congresso.

I risultati furono comici.

L’M247 non riusciva a colpire nulla, fallendo nel puntare correttamente:

-Droni che volavano in linea retta

-Droni fermi a mezz’aria.

-Droni fermi e con riflettori radar agganciati addosso, in modo da amplificarne la visibilità.

Non solo, durante un test in cui miracolosamente (dopo una scarica da 30 secondi) l’M247 centrò un bersaglio, l’ufficiale in comando della sicurezza del poligono decise di farlo esplodere a distanza, per non farlo precipitare chissà dove.

Una procedura standard, normalissima in questi casi, ma che venne interpretata come un tentativo di frode, e causò un crollo tale di fiducia nel progetto che tutti i (rarissimi) test positivi venissero derubricati come frodi.

Il 27 agosto del 1985 il progetto venne cancellato, finalmente, dopo un totale di 7 miliardi di dollari (17 miliardi, in dollari di oggi) e 50 veicoli prodotti in totale, i quali saranno per la maggior parte usati come bersagli nei poligoni di tiro militari, subendo le cannonate di veicoli che riescono a mirare decentemente.

Un destino beffardo, quasi ironico, per un veicolo il cui nome era quello di un famoso eroe della prima guerra mondiale, famoso per la sua abilità come tiratore.

Ma perché funzionava tanto male?

L’M247 è un classico esempio di componenti che, da soli, funzionano benissimo e sono collaudati da anni, ma insieme sono pessimi.

Lo scafo era quello del M48, un carro da circa 47 tonnellate, che poteva tenere benissimo il passo del ben più moderno Abrams, ma l’M247 pesava 55 tonnellate, e il peso in più lo rese lento.

Il radar era una variante di quello sviluppato per il caccia F-16, e che sull’aereo in questione non dava alcun problema, ma l’M247 aveva il “problema” di essere un veicolo terrestre, e quindi tutte le varie caratteristiche del terreno (alberi, edifici, asperità, ecc) interferirono con un radar progettato per gli spazi aperti del cielo, tipici dell’impiego in un caccia.

In conclusione, l’M247 riuscì a dimostrare una sola cosa in vita sua, e cioè che non è praticamente mai facile per una azienda andare oltre la sua “vocazione” originaria.

La Ford produce automobili, non mezzi da combattimento, e tentare di avventurarsi in un campo del genere è pericolosissimo dall’esterno.

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