Il giorno dell’infamia.

pubblicato in: PRIMO PIANO, STORIA | 0
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Storia.

Il 7 dicembre 1941, la base navale americana di Pearl Harbor, nelle Hawaii, venne attaccata da una potente forza aerea giapponese.

L’attacco fu condotto da due ondate di aerei da combattimento di vario tipo, dai caccia Zero ai bombardieri Kate, e provocò circa 2400 morti fra avieri, marinai e personale a terra americano, oltre a circa 60 morti giapponesi e altrettanti civili americani coinvolti nell’attacco.

In termini militari, gli americani subirono una sconfitta che di fatto paralizzò la flotta del Pacifico, perdendo tutte le loro corazzate (3 danneggiate e 5 affondate) e riportando dei danni enormi su una base importantissima come Pearl Harbor.

La sconfitta però, non solo riempì il popolo americano di un giustificato desiderio di vendetta contro un nemico che neanche si prese la briga di presentare una dichiarazione di guerra per tempo, ma permise alla Marina americana di scoprire il vero valore delle portaerei, eleggendole a nuove “capital ship”, più importanti perfino delle corazzate.

L'ammiraglio giapponese Isoroku Yamamoto.
L’ammiraglio giapponese Isoroku Yamamoto.

Da parte giapponese, vi fu un errore strategico camuffato dalla portata della vittoria.

L’ammiraglio ideatore dell’attacco, Isoroku Yamamoto, è spesso citato come autore della frase:

Temo che tutto ciò che abbiamo fatto sia aver svegliato un gigante che dormiva e averlo riempito di una terribile determinazione.

Ma sebbene la frase sia un buon riassunto del suo pensiero, non ci sono prove che l’ammiraglio l’abbia veramente scritta o detta.

Un evento tanto epocale, inevitabilmente, è finito nell’occhio sempre vigile dei cospirazionisti e dei dietrologi di ogni paese del mondo.

Negli anni, hanno creato le teorie più strampalate (sempre in chiave anti-americana) per “spiegare” l’attacco.

Si va dell’intervento alieno all’attacco provocato dagli americani stessi.

In questo articolo, ne elenco qualcuna.

Fantasia.

Roosevelt sapeva dell’attacco, e non fece nulla per fermarlo in modo da avere una scusa per entrare in guerra.

Certo, come no.

Come se Pearl Harbor fosse stato l’unico posto che i giapponesi attaccarono quel giorno.

L’offensiva fu estesa in realtà all’intero oceano Pacifico, e costò agli americani quasi tutti i territori statunitensi nel Pacifico.

Guam, Wake Island, l’arcipelago delle Filippine, Hong Kong (una cui parte era in mani USA) e Midway furono attaccate quel giorno, assieme alle Hawaii, costando agli americani la perdita di 5 corazzate, dozzine di navi più piccole, 2400 morti, e praticamente ogni base nel Pacifico a parte Midway e le Hawaii.

Cartolina italiana del 1941 che celebra l’attacco.

Un pò tanto, troppo, per pensare che Roosevelt fosse pronto a rinunciarvi per mettere in piedi una scusa per entrare in una guerra che non aveva alcuna garanzia di vincere.

Non solo, volendo essere maliziosi ci potevano essere decine di modi più economici per inscenare una pagliacciata simile.

Però lasciò fuori le portaerei, di proposito, perché sapeva dell’attacco!

Non c’è un solo ordine di Roosevelt in tal proposito, non uno.

La verità è che le portaerei, all’epoca, erano quasi una novità senza alcun uso pratico.

Certo, non erano giocattoli, ma il gioiello della flotta erano le corazzate, mentre le portaerei erano viste come meri vascelli di supporto.

Tant’è che non solo i giapponesi mirarono di proposito a distruggere quante più corazzate possibili, ma addirittura non considerarono nemmeno la presenza o assenza delle portaerei, da tanto le vedevano secondarie.

Suggerire che Roosevelt ne sapesse più di ogni ammiraglio e abbia deciso, da solo, di spostarle fuori da Pearl Harbor per salvarle è ridicolo, anche perchè sappiamo benissimo dove erano le tre portaerei della flotta del Pacifico, e perchè.

La Lexington era a Midway, che scaricava dei bombardieri in picchiata per consegnarli alla base lì presente, la Saratoga era ancorata a San Diego, e l’Enterprise era in viaggio da Wake Island verso Pearl Harbor, dopo aver consegnato una squadriglia di caccia alla base americana dell’isola.

Capisco che l’assenza delle portaerei suoni sospetta, ma bisogna capire che è un effetto del fatto che ora siamo a 77 anni dal 1941, e abbiamo altrettanti anni di storia di vantaggio rispetto a chi viveva in quel periodo.

Il famoso senno di poi.

Gli americani provocarono i giapponesi, e l’attacco fu una mera conseguenza del comportamento americano.

E già, maledetti americani che si permettono di esistere.

Seriamente, ma stiamo scherzando?

Chi aderisce a questa visione della storia ha seri problemi ideologici.

Apparentemente, il riferimento viene dal fatto che gli Stati Uniti imposero l’embargo commerciale contro il Giappone, tagliando le forniture di petrolio all’impero del Sol Levante (vitali per la macchina bellica nipponica) e congelandone i conti bancari negli USA.

Questo è visto, da qualcuno, come una inaccettabile provocazione.

Il problema è che gli Stati Uniti imposero quell’embargo in risposta a qualcosa, non certo a caso.

Quel qualcosa fu l’occupazione giapponese dell’Indocina, all’epoca possedimento francese.

Vista la sconfitta francese contro i tedeschi e l’instaurazione del regime fantoccio di Vichy, i giapponesi decisero di approfittarne, fregandosene del fatto che, in teoria, il nuovo stato francese sottomesso ai nazisti era un loro “alleato”.

Questa mossa, assieme al massacro di Nanchino perpetrato da truppe giapponesi e all’invasione della Manciuria prima e della Cina poi, forzò la mano americana, costringendoli a mettere in atto l’embargo.

E infine, per coronare questa carrellata di deliri cospirativi:

Si, c’è qualcuno che vede un UFO in quel blob indefinito evidenziato nel cerchio.

Penso non serva aggiungere altro.

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