Il DEF, Documento di economia e finanza.

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Cominciamo con le basi, che cos’è il DEF?

Il DEF, Documento di economia e finanza, è un documento dove vengono scritte tutte le politiche finanziarie ed economiche di chi lo emette, in questo caso il Governo.

Praticamente è la versione governativa dei conti che si fanno in casa.

Perché è così importante?

Il DEF, definendo le spese e le coperture per i prossimi tre anni, è di fatto il documento che decide da solo il destino di centinaia di miliardi di euro.

Ospedali, scuole, ponti, strade, e tutte le altre infrastrutture dipendono dalle risorse che il DEF gli assegna, comprese le tanto bistrattate grandi opere come la TAV e la TAP.

Tutto in teoria può essere toccato dal DEF a livello di programmazione, dallo scongiurare l’aumento dell’IVA fino a programmi mastodontici tipo il reddito di cittadinanza o le detrazioni fiscali.

Non solo, il DEF è anche un importante fattore di fiducia (o mancanza di essa) in ambito europeo e sui mercati finanziari.

Se un DEF è anche solo presentato in maniera ambigua e contiene coperture “vaghe”, immediatamente i mercati reagiscono, perdendo fiducia e causando danni economici enormi, non di rado addirittura superiori a quelli che il DEF dovrebbe scongiurare.

Quando e a chi va presentato?

Il DEF va presentato dal Governo al Parlamento entro il 10 aprile di ogni anno, anche se non è una legge, ed entro il 30 aprile va approvato e inviato a Bruxelles, perché venga valutato dalle autorità europee (Consiglio Europeo e Commissione Europea).

Le autorità europee possono respingere la bozza di DEF, e chiedere al Governo che l’ha inviata di riscriverla ex novo entro tre settimane, anche se finora nessun DEF è mai stato respinto immediatamente.

C’è poi il nodo del NADEF, che è la nota di aggiornamento al DEF, e che va presentata anch’essa al Parlamento e alle autorità europee, con la sola differenza consistente nelle date di presentazione, che per il NADEF sono il 27 settembre (per presentarla al Parlamento) e il 15 ottobre per le autorità europee.

Il NADEF è presentato in allegato al DEF, e contempla ovviamente le modifiche alla situazione economica avvenute fra aprile e ottobre, per eventualmente ricalibrare le misure prese.

Cosa sta succedendo quest’anno?

Molto semplicemente, il Governo attuale ha deciso di fregarsene del limite al 1,6% di rapporto deficit PIL, precedentemente concordato con la UE dall’ormai ex-ministro Padoan, per portarlo al 2,4%, in modo da finanziare provvedimenti come la riforma delle pensioni, il reddito di cittadinanza e la flat-tax.

Per quanto si resti sotto il 3%, fissato nei trattati, non è comunque un bel segnale.

In teoria, fare deficit non è necessariamente un male, ma il nodo è dove e come si spende questo deficit.

E dove vuole spendere questo governo?

Il provvedimento più famoso (o famigerato) è il cosiddetto reddito di cittadinanza.

Per sua natura, il reddito di cittadinanza non può essere vincolato a null’altro che, appunto, la cittadinanza.

Sei cittadino? Ne hai diritto. Fine.

Ogni altro paletto, di fatto, ne deforma completamente l’impianto, trasformandolo in qualcos’altro, e in questo caso specifico si tratta di nulla più di una brutta copia della social card di Tremontiana memoria.

Praticamente elemosina.

Nello specifico, l’elemosina di cittadinanza a marca 5 stelle prevede una serie di paletti che vanno dal ragionevole al surreale, uno per tutti l’obbligo di spendere il reddito solo ed esclusivamente per beni di prima necessità, e non per beni “immorali”, dice Di Maio.

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Ora, cosa diamine significa parlare di beni “immorali”?

Un cellulare è immorale? E se mi serve per lavorare?

Il cibo è morale? E se comincio a mangiare tartufi di Alba, caviale e champagne?

Cosa pensa di fare Di Maio? Mettere una lista di beni approvati dallo Stato?

Non oso pensare all’inferno burocratico che sarà il cercare di distinguere cosa è permesso e cosa no.

Già solo questo provvedimento sarebbe più che sufficiente a far preoccupare le autorità europee con ottime ragioni..

E la flat tax?

Sebbene sia ben più ragionevole del reddito di nullafacenza, anche la flat tax ha i suoi bei problemi.

Anzitutto potrebbe essere incompatibile con l’art.53 della costituzione, che già non è cosa da poco, ma ci sono problemi anche pratici e morali.

La flat tax è per sua natura vantaggiosa per i più ricchi, visto che ovviamente pagare il 15% per un operaio è una cosa, per un milionario è un’altra, ma soprattutto c’è il fatto che non funziona.

Ci sono stati vari paesi che la hanno applicata, ma tutti quanti si sono presto resi conto dell’errore e sono ritornati sui loro passi.

Un esempio?

Lo stato americano dell’Illinois, dove l’aliquota vigente è di un misero 4,95%.

Il risultato è stato lo sfacelo generale delle infrastrutture e dei servizi, a partire da ospedali, vigili del fuoco, polizia e scuole, per la scarsità di risorse finanziarie.

Questo significa che lo stato deve prendere i soldi da qualche altra parte, e quindi emette bond, ergo debito.

Per non farsi mancar nulla, quello che non arriva causa flat tax e non può esser coperto a debito, lo si prende tassando i consumi e le case.

Un’altro caso è stata la Slovacchia, la quale adottò l’euro e la flat tax al 19% nel 2004, contemporaneamente.
Dopo neanche 9 anni è stata costretta a far marcia indietro precipitosamente.

Va detto però per correttezza, che al momento parrebbe che la flat tax a marca leghista sarebbe organizzata in tre scaglioni, che si dovrebbero ridurre a due in tre anni, il che sarebbe certamente meglio, ma rimangono i dubbi sulla scarsa progressività e sulla mancanza di fondi che ne risulterebbe per gli enti locali e lo Stato.

Il comportamento.

“Scusa il disturbo, Matteo, ma quanti soldi ci hai concesso di dare in pasto ai nostri elettori?” “8 miliardi, idiota. E non mi chiamare più che sto scrivendo il nuovo decreto Affoga Negri” “Ma non erano 10?” -CLICK- “8, scusa, 8”

L’ultimo motivo, ma non come importanza, che ha giustamente preoccupato i mercati e la UE è il modo in cui questo DEF e la sua nota di aggiornamento sono stati presentati.

La protervia e arroganza del governo, il quale fantasticava di presunte macchinazioni ai loro danni, certamente non ha aiutato a calmare gli investitori.

C’è anche un problema di competenza.

Ricordo che il DEF (nella parte in cui contemplava la ricostruzione del ponte Morandi a Genova) è arrivato ai tecnici della Ragioneria di Stato senza cifre, al posto delle coperture c’erano degli sconsolanti puntini.

Come ci si può fidare di un governo così inetto da non saper scrivere delle cifre serie su un documento tanto fondamentale?

E infatti lo spread s’è subito fatto sentire.

Poi ci sono i deliri dei nostri vicepresidenti del Consiglio.

Fra minacce alla UE e dichiarazioni fantasiose, gli sproloqui di Di Maio e Salvini ci costano un bel pò di soldi, in spread che si impenna e calo di credibilità in Europa.

 

Spero solo che sia tutta una messinscena a uso interno, e che una volta in sede europea cambino completamente registro.

Non credo che avverrà, ma lo spero.

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