Un regime, un perchè. Parte prima.

pubblicato in: POLITICA ESTERA, PRIMO PIANO | 0
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L’infiammata retorica bellica sia della Corea del Nord (DPRK, Repubblica Popolare Democratica di Corea) sia degli Stati Uniti porta, sfortunatamente, a una maggiore probabilità di conflitto nella zona.

La DPRK è ovviamente la principale responsabile del clima che si è creato, con le sue minacce nucleari alla Corea del Sud , al Giappone e agli Stati Uniti, ma queste minacce su cosa si basano?

Una minaccia credibile?

La DPRK, sulla carta, ha un esercito più che rispettabile.

Circa un milione di uomini in uniforme, 4200 carri armati, 2200 blindati, 8600 pezzi d’artiglieria, e 4800 lanciamissili multipli.

L’aviazione nordcoreana conta ben 800 aerei da combattimento (fra caccia e bombardieri), 300 elicotteri e altrettanti cargo, avendo circa 100.000 uomini arruolati.

La marina della DPRK ha la più grande flotta sottomarina del mondo, con 70 vascelli, oltre a una flotta di superficie di 700 navi di vario tipo.

Questo guardando solo i numeri.

I problemi vengono fuori se si indaga un pò più a fondo.

Le forze di terra.

La DPRK ha sì parecchi corazzati e blindati, ma la qualità va dal “decente” al “pessimo”.

Il loro miglior carro, considerato d’elite in DPRK, è il Pokpung-Ho, il quale altro non è che una variante con parecchi miglioramenti del carro sovietico T-62, a sua volta molto simile al sovietico T-55, quest’ultimo approvato in servizio nel 1958.

Carri Pokpung-Ho in parata a Pyongyang.

Bene, questo carro che a stento è considerabile di una qualsivoglia utilità in ambito bellico, dovrebbe vedersela con minimo 100 e passa carri K2 sudcoreani, considerati fra i migliori al mondo.

Inoltre questo numero di K2 è destinato ad aumentare molto rapidamente, visto che la prima consegna (100 esemplari) è stata effettuata nel 2016, e l’ordine complessivo è di 300 esemplari.

Le forze corazzate più numerose a disposizione del regime di Pyongyang consistono di circa 1000 carri Chonma-Ho e 2200 carri ex sovietici di tipo T-55 e T-62, più numerose copie cinesi di quegli stessi modelli.

Essenzialmente si tratta di modelli largamente basati sul T-62 sovietico, ma con modifiche progettuali più o meno pesanti a seconda del modello.

In generale, la qualità è abbastanza bassa, così come l’equipaggiamento e la capacità operativa dei mezzi.

Queste forze corazzate dovrebbero vedersela contro circa 1000 carri K1 e 500 carri K1-A1, vastamente superiori in ogni ambito, i quali non avrebbero alcun problema a liquidare forze corazzate molte volte più numerose ma mediocri come quelle nordcoreane

Il regime nordcoreano può contare anche su circa 600 mezzi blindati di un tonnellaggio rilevante (circa 15-30 tonnellate), di tipo PT-76.

Questi veicoli ex-sovietici sono a dir poco pessimi, inutili contro una forza armata moderna come quella sudcoreana, la quale dispone nella stessa categoria di peso dei ben migliori K21, per un ammontare di circa 300 unità.

E questo senza contare i carri in riserva sudcoreani, 40 vecchi carri T-80 sovietici e circa 900 M-48 americani, i quali sono antiquati per gli standard occidentali, ma come minimo alla pari di quelli nordcoreani.

A livello di fanteria, la DPRK può ancora contare su una grande superiorità numerica, circa 2 a 1, contro i suoi vicini a sud, ovvero un milione di uomini contro 550000 della corea del sud.

Ancora una volta però, i numeri possono ingannare.

Carro K2 Black Panther

L’esercito nordcoreano è formato da coscritti, i quali sono molto peggio armati ed equipaggiati rispetto alle loro controparti sudcoreane, e benchè il regime del nord possa cercare di ovviare a questa disparità con la propaganda, è ben difficile che un esercito che praticamente rischia la fame sia in grado di porre una seria minaccia alle meglio addestrate, meglio armate e meglio motivate truppe del sud.

Le armi leggere della DPRK sono essenzialmente copie cinesi o locali di armi sovietiche, tecnologicamente ferme agli anni ’60-’70.

Le poche unità “moderne” a disposizione di Pyongyang sono le truppe speciali, stimate fra 100.000 e 200.000 effettivi

Queste unità sono circa alla pari delle truppe regolari del sud, come qualità degli armamenti e addestramento, se non leggermente inferiori.

Fra i trasporti truppa dei contendenti la disparità è terrificante.

A fronte dei circa 2700 pessimi veicoli nordcoreani, il sud può schierarne di più (quasi 4000) e di molto migliori (K200, BMP-3, M-113).

Questo darebbe un grave colpo alla mobilità del pure enorme esercitò nordcoreano, costretto a spostarsi a piedi per non essere distrutto a bordo dei propri veicoli.

Un campo controverso è l’artiglieria.

A livello puramente numerico, la DPRK è in vantaggio con ben 9000 pezzi d’artiglieria contro i 5000 e oltre dei sudcoreani, ma l’artiglieria nordcoreana ha come minimo 30 anni d’età, se non di più, mentre quella sudcoreana è aggiornatissima e molto più precisa.

Le forze aeree e antiaeree.

La DPRK può schierare circa 40 caccia ex sovietici Mig-29S, una sessantina di Mig-23 e circa 300 Mig-21/Mig-19 e Mig 17 (copie cinesi incluse).

Mig-29 nordcoreano.

Qui la situazione è particolarmente disperata per il nord, il quale sarebbe immediatamente sopraffatto dai caccia sudcoreani F-15K e F-16C e D, i quali sono estremamente migliori e in quantità comparabili, circa 230 esemplari in totale a cui si aggiungono una 70 di F-4 americani obsoleti, ma comunque comparabili ai velivoli della DPRK.

Il sud possiede inoltre un’enorme vantaggio in capacità di ricognizione e intelligence aerea, visto che la DPRK ha solo un satellite in orbita e zero piattaforme aeree da ricognizione, eccezione fatta per qualche Mig-23 riconvertito e pochi UAV, a fronte dei 12 velivoli specializzati del sud (più una ventina di pod da ricognizione per gli F-16).

Questo comporta la quasi impossibilità della DPRK di andare all’offensiva oltre il brevissimo termine dei primi eventuali scontri al confine.

F-15K sudcoreano

La Corea del Sud sarà sempre parecchi passi avanti rispetto al nord, essendo in grado di individuare movimenti di mezzi e truppe ben prima che il nord li abbia schierati in posizione per attaccare, inoltre il sud potrà attaccare le linee di rifornimento nordiste dall’aria e compiere voli di ricognizione con relativa impunità.

Le forze anti-aeree della DPRK constano di circa 50 batterie (15 fisse, 35 mobili) SAM, di tipo SAM-2/SAM-3/SAM-5 ex sovietici, i quali sono oramai dei ferrivecchi, residuati degli anni ’60 e ’70.

Le batterie antiaeree del Sud invece sono numerosissime (circa 150) ed estremamente superiori come qualità, rendendo ogni incursione aerea della DPRK nel territorio del Sud un suicidio.

Gli elicotteri in possesso della DPRK sono 80, curiosamente Hughes 500 D americani, letteralmente fregati agli USA con una operazione per circonvenire le norme internazionali, e sono buoni elicotteri (benchè oramai relativamente vecchi), ma sono leggerissimi, e sarebbero certamente distrutti facilmente dalle controparti del Sud, che ha nel suo inventario 36 AH-64 Apache, una settantina di di AH-1 Cobra e ben 175 MD 500

Le forze navali.

Un campo molto particolare riguarda le rispettive forze navali.

Qui, a dispetto della maggiore qualità dei mezzi sudcoreani, entrambe le flotte sono costruite tenendo a mente una dottrina bellica parecchio difensiva.

Verosimilmente, le rispettive flotte non si ingaggerebbero a vicenda, non avendo praticamente nulla da guadagnare.

Fantascientifica l’ipotesi di uno sbarco, da parte di un contendente o dell’altro, visto che in ogni caso le truppe che si riuscirebbero a portare a riva sarebbero immediatamente sopraffatte dalla enorme superiorità numerica dell’avversario, non è infatti sperabile di far sbarcare numeri superiori alle diecimila unità (con ottimismo), che non avrebbero lunga vita contro formazioni dieci volte maggiori (e nel caso sudcoreano anche superiori qualitativamente).

La marina nordcoreana ha una grandissima flotta sottomarina, ma si tratta di vascelli minuscoli (vascelli Yono da 130 o Sang-O da 370 tonnellate in maggioranza, più un buon complemento di vascelli Type 033 da 1800 tonnellate), non in grado di fare nulla se non missioni di pattuglia delle coste.

Un’ipotesi che la DPRK sembra aver considerato è l’infiltrazione in territorio sudcoreano di unità di commandos, a mezzo sottomarini.

Si tratta di un’ipotesi plausibile, tuttavia la disparità di forze è tale che un’azione del genere non avrebbe verosimilmente che pochissime possibilità di fare un qualunque danno serio allo sforzo bellico del sud.

Oltre la retorica.

In definitiva, il regime di Pyongyang, a livello puramente militare è abbastanza insignificante, anche solo contro il suo vicino del sud supponendo un improbabile (quasi impossibile) disinteresse americano in caso di attacco dal nord.

Come tutti i regimi, le parate e la ridicola retorica militarista altro non fanno che cercare di presentare la nazione come invincibile, ma la realtà dei fatti è di ben altro avviso.

Ma l’aspetto militare non può e non deve essere l’unico degno di considerazione.

Nel prossimo articolo analizzeremo la parte politica del mosaico, dall’atteggiamento del leader Kim Jong Un agli appoggi internazionali di cui la DPRK gode tuttora.

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