La Pistola Dardick

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Negli anni ’50 e ’60, specialmente negli USA, ci fu un proliferare di nuove idee riguardo le armi da fuoco, sia in campo militare che civile.

Armi che fino a un decennio prima sembravano essere relegate all’ambito dei sogni e della fantascienza divennero, d’improvviso, prototipi sottoposti alle autorità militari, se non direttamente creati da esse.

Uno di questi concetti “esotici” fu la pistola Dardick.

Dardick modello 1500, con caricatore da 15 colpi.

Creata nel 1954 da David Dardick, l’omonima pistola si pone un obiettivo parecchio ambizioso, combinare i pregi del revolver (affidabilità, robustezza) con quelli della pistola semiautomatica (maggior capienza del caricatore, nessuna perdita di gas di sparo).

Ma come è possibile unire i pregi di due sistemi così diversi?

Il “Tround”.

A destra, un Tround.
A sinistra, una cartuccia calibro .38 Special.
La Dardick Compnay offriva la possibilità di creare dei “Tround cavi”
che avrebbero reso compatibili per la pistola Dardick anche le normali cartucce non triangolari.

Dardick pensò di ridefinire, per cominciare, la forma della cartuccia che la sua pistola avrebbe sparato.

Creò infatti un nuovo tipo di cartuccia, triangolare, chiamata appunto “tround” (triangular round).

In teoria, questo tipo di cartuccia era più efficiente delle cartucce a sezione circolare, perchè i tround si impilavano l’uno sull’altro in maniera più razionale, riducendo l’ingombro di circa la metà, a parità di volume e calibro.

Queste cartucce erano costruite in polimero, per alleggerire la pistola una volta carica, e avevano la pallottola che non sporgeva dal bossolo, in quanto era infossata nel corpo principale della cartuccia.

L’idea era di creare una cartuccia più economica da produrre, visto che il bossolo era in polimero, e che avesse una carica di polvere maggiore, vista la migliore razionalizzazione dello spazio all’interno.

Il tamburo e il caricatore.

Come detto prima, Dardick si proponeva di unire i pregi dei revolver con quelli delle semiautomatiche, e per far ciò decise di unire anche i meccanismi di alimentazione delle due.

La pistola Dardick monta infatti un tamburo a tre colpi, il quale ha il compito di “pescare” i colpi da un caricatore fisso interno, quest’ultimo più simile a quello che vedremmo in un pistola semiautomatica.

Il funzionamento della Dardick prevede che il tamburo ruoti di un terzo di giro ogni volta che si tira il grilletto, camerando un colpo e contemporaneamente allineandone un’altro alla canna ed espellendo un bossolo nel frattempo.

Il meccanismo di alimentazione della Dardick. La prima figura illustra il caricamento dell’arma tramite l’apposito attrezzo. La seconda figura illustra il primo colpo che viene camerato e sparato. Dopodichè il tamburo ruota, pescando un’altro colpo dal caricatore fisso ed estraendo il colpo sparato.

Il tamburo ha una configurazione particolare, anzi praticamente unica, infatti le camere di sparo sono aperte, e si sigillano solo quando sono allineate alla canna.

Come ci si aspetterebbe da un’arma di quel periodo, la Dardick è sia ad azione singola che doppia, permettendo un minimo di versatilità e precisione.

 

I difetti.

L’idea è ingegnosa, ma ha una serie di difetti parecchio gravi.

Anzitutto è un sistema complicato, sia da far funzionare correttamente che da mantenere in buon ordine, visto che la benchè minima variazione di allineamento porta all’inceppamento dell’arma.

Poi è un sistema costoso da realizzare, visto che richiede tolleranze altissime ed è viziato da una procedura di ricarica lenta e macchinosa.

I colpi infatti vanno caricati, uno ad uno, attraverso un portello sul lato della Dardick, e messi nel caricatore ruotando manualmente il tamburo.

Manco fosse un revolver della prima metà dell’800.

I Tround stessi, a causa del bossolo in plastica, tendono a deformarsi o addirittura spaccarsi col tempo, specialmente agli angoli arrotondati.

Questi problemi però non impedirono a David Dardick di produrre vari modelli della pistola, da versioni con la canna accorciata sino a una versione “carabina”, con tanto di calcio e canna allungata.

Carabina Dardick.

 

Debacle finale.

La pistola Dardick, oltre ai problemi sopra menzionati, ne aveva uno ancora più grave per un’arma destinata al mercato civile.

Era orrenda.

Nel mercato civile, l’estetica di un’arma è parecchio importante, e se le caratteristiche tecniche non sono già eccelse allora la bellezza dell’arma diventa essenziale.

Se poi a questo si aggiunge il fatto che costava parecchio di più di molte altre pistole, e che era necessario acquistare i “tround” anzichè cartucce più comuni, la ricetta per un disastro commerciale è completa.

Tuttavia, questo fallimento non fu la fine della Dardick Company.

I discendenti dell’inventore infatti hanno fondato una piccola ditta, la Open Chamber Systems LLC, che a tutt’oggi offre il brevetto di David Dardick al migliore offerente.

A prescindere dai terribili difetti dell’arma, una cosa va riconosciuta a David Dardick, l’impegno e la grande inventiva che ha messo nella creazione di un concetto tanto “non convenzionale”.

 

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