Ciak, si spara. M41 Pulse Rifle.

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Spesso, nel vasto universo filmico degli ultimi 50 anni, c’è stata la necessità di inventare delle armi che rispecchino la storia che si sta raccontando.

Sia per motivi di plausibilità che per il mero gusto del regista, è ormai difficile trovare un film (anche ambientato ai giorni nostri o addirittura nel passato) che non abbia almeno un’arma particolare, spesso inesistente o comunque poco usata.

Questo articolo sarà il primo di una serie che, come obiettivo, avrà quello di esplorare il funzionamento di questi oggetti fantascientifici, sia da un punto di vista meramente pratico e realistico, sia riguardo al (presunto) funzionamento dell’arma in questione nell’universo dell’opera.

Per cominciare, come avrete capito dal titolo, parlerò del M41 Pulse Rifle, il fucile della saga di Alien.

Ripley mentre viene istruita sul funzionamento del M41.

 

L’M41 nel film.

Presentato per la prima volta nel 1986 nel film Aliens, l’M41 Pulse Rifle viene descritto come un fucile calibro 10×24 millimetri senza bossolo, con un lanciagranate da 30 millimetri incorporato.

Il meccanismo di sparo è elettronico, senza bisogno di componenti meccanici come il percussore, e si rifornisce di energia attraverso una batteria al litio posizionata nel maniglione da trasporto dell’arma, ed è carica per circa 10mila colpi.

L’elettronica è rinforzata contro la radiazione di fondo dello spazio, il fucile è anche sigillato contro l’umidità e la corrosione ed è utilizzabile anche nel vuoto dello spazio aperto.

Lo chassis è fatto di materiali a dir poco fantascientifici, ma esistenti, come l’alluminuro di titanio, mentre plastiche resistenti a calore e urti sostituiscono il metallo in vari componenti interni.

In caso di inceppamenti, c’è la possibilità di azionare un nottolino d’armamento manuale per controllare la canna e la camera di sparo.

L’M41 ha anche una sorta di display, montato sopra l’alloggiamento del caricatore, che mostra quanti colpi rimangono nel caricatore.

Accanto a questo display c’è il selettore per la sicura, la raffica da 4 colpi, il fuoco semiautomatico e la raffica normale, quest’ultima con una cadenza di fuoco di 950 colpi al minuto.

L’arma ha una gittata di circa 500 metri, meno di 200 nel caso del lanciagranate, e il raggio massimo del fucile è di circa 2100 metri.

L’M41 pesa 3,2 Kg da solo, e quasi 5 Kg carico, per via del suo caricatore da 99 colpi (spesso caricato a 95 colpi, per evitare inceppamenti).

L’M41 nella realtà.

L’M41 fu disegnato nientemeno che da James Cameron, il quale si ispirò a un’arma sperimentale degli anni ’60.

L’idea era di dare all’arma un’aspetto realistico e aggressivo, che ricordasse le armi moderne, ma comunque rimanendo plausibile in un contesto futuristico.

Inizialmente fu scelta come base la mitraglietta MP5, ma Cameron disse che avrebbe preferito un’arma in grado di garantire una fiammata consistente, in modo da assicurare un certo effetto sul set, e visto che le cartucce calibro 9 millimetri del MP5 raramente producono una fiammata del genere, alla fine si optò per un più sostanzioso calibro .45 ACP, che equivale a 11,4 millimetri.

Diagramma che mostra la composizione del fucile usato per le riprese.

Visto questo cambio di calibro, il costruttore dei modelli da usare nelle scene (Simon Atherthon, capo della Bapty&Co, ditta specializzata in produzione di armi per scopi cinematografici) scelse di unire tre tipi di armi.

Per la parte dell’arma che avrebbe sparato normali proiettili si optò per un Thompson, modello M1A1, per la parte del “lanciagranate” si decise di usare un Remington 870, che è invece un fucile a pompa, e per l’impugnatura del “lanciagranate” si scelse quella di un Franchi SPAS 12.

Altre parti furono create a mano da Atherthon, come il calcio, la scocca esterna e i fori di ventilazione sulla copertura della canna.

Dell’arma furono prodotti circa 3 esemplari effettivamente funzionanti (forse 4, non è chiaro), ma uno solo aveva entrambe le parti (fucile e lanciagranate) effettivamente implementate.

I restanti esemplari sono solo mock-up costruiti in fibra di vetro, o plastica.

Per via della presenza di un Thompson come parte principale dell’arma, in certe scene è possibile vedere i bossoli che vengono espulsi, cosa che non dovrebbe essere possibile per un’arma del genere.

Inoltre, quando viene estratto il caricatore del fucile, si vede benissimo il caricatore del Thompson, che ha cartucce assolutamente più corte di quelle che l fucile dovrebbe camerare.

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L’M41 nella cultura popolare.

L’arma è la più iconica di tutto il franchise, ed ha fatto numerose apparizioni fuori da esso, andando ad ispirare altri fucili o addirittura finendo incluso, spesso come segreto, in molti videogiochi.

L’M41 è di fatto diventato una sorta di standard per le armi nei film fantascientifici con un tono vagamente realistico, e curiosamente non sfigurerebbe troppo in un ambito bellico verosimile, essendo stato concepito in maniera sorprendentemente rigorosa e competente per un’arma fittizia.

Le sue caratteristiche tecniche sono fattibili, usa tecnologie note e materiali esistenti, quindi non è impensabile che un giorno, nel futuro, si arrivi a un’arma simile prodotta in massa.

Certo, il design è un pò troppo massiccio, ma questo è un difetto comune per le armi del cinema, che per forza di cose sono quasi sempre armi vere mascherate, quindi è ovvio che le aggiunte che coprono l’arma interna finiscano per far sembrare il tutto troppo grande.

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