Il mito del tradimento.

pubblicato in: PRIMO PIANO, STORIA | 0
FacebooktwitterlinkedinmailFacebooktwitterlinkedinmail

Spesso si sente parlare, sfortunatamente anche da parte di alcuni “luminari”, del tradimento italiano in riferimento alla prima o alla seconda guerra mondiale.

In entrambe le guerre effettivamente abbiamo iniziato, in ritardo rispetto agli altri belligeranti, in una alleanza e abbiamo finito in un’altra.

Tutto vero quindi, giusto?

Beh…

Prima guerra mondiale

I soprusi austro-ungarici

L’Italia era legata a Germania e Austria-Ungheria da un trattato noto come la Triplice Alleanza, firmato per la prima volta nel 1882.

Il trattato, prevedeva che in caso di attacco a uno qualunque dei contraenti da parte di nazioni terze, gli altri contraenti sarebbero dovuti accorrere in aiuto dello stato aggredito.

Il trattato era disegnato per contrastare un’altra alleanza, la Triplice Intesa, fra Francia, Regno Unito e Impero Russo, che di fatto circondava gli Austro-tedeschi.

La Triplice Alleanza era quindi frutto dei suoi tempi, firmata non per delle presunte buone relazioni fra i contraenti, ma per ragioni meramente geopolitiche.

L’Italia in particolare sperava in due obiettivi da raggiungere attraverso l’alleanza con l’Austria, mitigare l’opera austriaca di deportazione delle popolazioni italiane dalle terre irredente sotto dominio asburgico e ottenere parte di quelle terre, in seguito, per via diplomatica.

Infatti l’Alleanza, nell’articolo VII, prevede che se l’Italia o l’Austria fossero costrette a cambiare l’assetto territoriale dei balcani, allora la controparte avrebbe avuto diritto a un risarcimento territoriale.

E questo è esattamente quello che successe nel 1908, quando l’Austria Ungheria si annesse unilateralmente la Bosnia, precedentemente provincia ottomana.

L’Italia, giustamente, pretese che venisse rispettato l’articolo VII, e che le venissero ceduti dei territori in compenso, ma benchè sia l’Austria che la Germania riconobbero la validità della pretesa italiana, venne chiesto all’Italia di attendere sino al prossimo rinnovo del trattato, adducendo scuse a dir poco puerili quando tale termine arrivò, nel 1912.

L’Italia, nonostante ciò, firmò il trattato del 1912, vedendosi riconosciuta la sovranità sulla Libia, strappata al morente impero Ottomano quello stesso anno.

 

Una bella mappa contemporanea, che mostra la visione che si ha oggi delle nazioni belligeranti nella prima guerra mondiale. I tedeschi militaristi, la Russia un impero decadente e prossimo al collasso, e immancabile l’Italia, che è rappresentata come un mucchio di serpenti.

 

La natura del trattato.

Il trattato di per se era difensivo, in nessun articolo ci si impegna a fornire aiuto militare in una guerra iniziata da uno dei contraenti.

E chi cominciò, fattivamente, la prima guerra mondiale?

L’Austria-Ungheria, attaccando la Serbia.

L’italia non aveva alcun obbligo di unirsi all’Austria in una avventura del genere, e tantomeno eravamo vincolati in alcun modo a supportare l’Austria diplomaticamente o con la neutralità, e lo sapeva benissimo anche l’Austria!

Infatti, nei mesi immediatamente successivi allo scoppio della guerra, si assistette sulla frontiera austriaca con l’Italia, a una costante opera di fortificazione del confine, segno evidente che il presunto “alleato” non si fidava affatto dell’Italia.

In effetti il comportamento dell’Italia non fu adeguato, visti questi fatti.

Siamo stati troppo ingenui, non avremmo dovuto dare all’Austria-Ungheria il tempo che le abbiamo concesso prima di dichiararle guerra, avremmo dovuto da subito accordarci con gli alleati dell’Intesa.

Seconda guerra mondiale

L’ipocrisia nazista

Diverso il discorso per il secondo conflitto mondiale, giusto?

Lì l’Italia cambiò alleato in corsa, prima con la Germania nazista e poi gli alleati occidentali.

Se non è tradimento questo…

D’altronde il Patto d’Acciaio era chiaro, le due nazioni si sarebbero unite indissolubilmente, l’una seguendo l’altra in ogni azione, con l’obbligo di consultare la controparte prima di agire.

Qui infatti cominciano i problemi.

La controparte, la Germania nazista, venne meno proprio a questo impegno.

Hitler infatti non comunicò all’Italia nulla di un’altro trattato, segreto, ovvero il Patto Molotov-Ribbentrop.

E non lo fece per un motivo molto semplice, infatti se avesse comunicato a Mussolini che la Germania intendeva allearsi con l’Unione Sovietica di Stalin per avere un fianco sicuro, Mussolini avrebbe subito capito che le svariate, ripetute e ipocrite assicurazioni date all’Italia su una guerra che sarebbe iniziata non prima del 1943-’44 erano parole al vento.

Non solo, la stessa invasione della Polonia, che iniziò la seconda guerra mondiale, fu anch’essa tenuta segreta all’alleato italiano, costituendo una ulteriore violazione del cosiddetto Patto d’Acciaio.

La lista del molibdeno

Come reagì il regime fascista a questi sentori di guerra e alla doppiezza nazista?

Sfortunatamente i rapporti di forza fra le due potenze erano fortemente sbilanciati a sfavore dell’Italia.

Le nostre forze armate erano inadatte a una guerra moderna e a nulla servivano le patetiche parate del regime.

L’industria italiana era arretrata, fragile e carente di mezzi e materiali.

Per questi motivi non era possibile semplicemente accodarsi alle iniziative belliche hitleriane.

Ma non era possibile nemmeno ritirarsi completamente e buttare all’ortica quasi vent’anni di retorica guerrafondaia, l’immagine che il regime voleva darsi ne avrebbe sofferto tantissimo.

E qui viene alla luce la cosiddetta “lista del molibdeno”, una lista di materie prime e materiali bellici che l’Italia chiedeva alla Germania.

Mussolini, il 26 agosto del 1939, scrisse a Hitler.

“Per sostenere una guerra di 12 mesi  oltre a quello che abbiamo”.

  • carbone per il gas e la siderurgia  6.000.000
  • acciaio 2.000.000; oli minerali 7.000.000
  • legno 1.000.000
  • rame 150.000
  • nitrato di sodio 220.000
  • sali potassici 70.000
  • colofonia  25.000
  • gomma 22.000
  • toluolo 18.000
  • essenza trementina 6.000
  • piombo 10.000
  • stagno 7.000
  • nikelio 5.000
  • molibdeno 600
  • tungsteno 600
  • zirconio 20
  • titanio 400.

Le cifre sono da intendersi in tonnellate.

Questa mostruosa quantità di materiale era materialmente impossibile, non solo da spedire all’Italia, ma anche da utilizzare nella debole industria italiana.

E questo Mussolini lo sapeva benissimo, non poteva non saperlo, tant’è che questa lista non fu che un’altro tentativo, estremo a quel punto, di evitare una guerra per cui l’Italia non era preparata, e che il nostro presunto alleato nazista ci aveva assicurato non essere imminente.

Mentendo.

Quindi, chi ha tradito chi?

 

Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetta" nel banner"