The Wall

pubblicato in: POLITICA ESTERA, STORIA | 0
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“Gli immigrati sono criminali, che ci rubano il lavoro, portano qui delinquenza e costumi culturali alieni e inferiori ai nostri, approfittando dei buonisti, onnipresente categoria umana intenta ad aiutare con appassionato fervore i distruttori della propria civiltà.”

Questa è, in estrema sintesi, la propaganda del Partito Repubblicano e di Trump in ambito di immigrazione e integrazione. Con queste idee in mente, Trump e il suo partito hanno proposto la oramai arcinota soluzione del cosiddetto muro. Oramai la rete è piena di analisi, serie o meno, sull’assurdità dell’idea, su quanto poco abbia senso e su quale follia costerebbe, pur portando pressochè zero risultati, però ancora non ho visto da nessuna parte una analisi dal punto di vista storico.

Bene, ci provo io, dall’alto della mia miserrima ( a sentire qualcuno) preparazione storica da umanista. Si parte dall’anno 1819, in Texas, o Norte Mexico come era noto all’epoca.

All’epoca, in un curioso mondo alla rovescia rispetto al nostro, molti cittadini USA emigravano in Messico, specificamente in Texas, con l’idea di rifarsi una vita in una terra relativamente vergine, grande e che offriva parecchie opportunità per l’epoca.

Quelli che oggi chiameremo migranti, ex americani, fuggivano da una nazione colpita da una gravissima crisi economica (Il cosiddetto Panico del 1819) e le cui ristrettezze economiche erano tali che, una volta pubblicato un bando a New Orleans nel 1822 per reclutare 300 famiglie coloniche da spedire in Messico per contribuire allo sviluppo della regione, le adesioni furono ben oltre le aspettative. Queste famiglie, furono il primo nucleo di abitanti americani trasferiti in Messico.

Mappa della regione di Coahuila e Texas, 1833.

In questo trasferimento, il governo Messicano pretese che i coloni non solo rinunciassero alla loro cittadinanza, ma anche che giurassero sulla Costituzione messicana, e così avvenne.

I coloni ex americani erano principalmente contadini (e pure un bel pò di galeotti, o disperati in generale colpiti dalla crisi economica), con una visione suprematista e schiavista, che portarono con loro i loro schiavi, tanto che nel 1835 la popolazione di schiavi ammontava al 13% di tutti gli abitanti non indiani, circa 5000 persone.

C’erano inoltre tensioni mai sopite col governo messicano, piagato da una burocrazia farraginosa e distante e il non trascurabile fatto, per l’epoca, che i texani immigrati erano protestanti, che odiavano i cattolici messicani.

Il problema della schiavitù si presentò, in tutta la sua violenza, quando il presidente messicano Anastasio Bustamante abolì la schiavitù nel 1829.

Il Texas quasi si ribellò, mettendo in atto una serie di atti di disobbedienza civile, mentre in risposta il presidente Bustamante implementò le cosiddette “Leggi del 6 aprile 1830”, che non solo reiterarono l’illegalità della schiavitù, ma proibirono ogni ulteriore immigrazione dagli States.

Tuttavia questa legislazione durò poco, visto che il generale Antonio Lopez de Santa Anna guidò un colpo di stato contro Bustamente nel 1832 abolendo nel contempo la costituzione messicana e dando al suo governo una impostazione ferocemente centralista, e questo avvenimento diede ai già esacerbati ribelli texani una scusa per ribellarsi in maniera plateale.

Notato nulla?

Ci sono tutti gli elementi della propaganda trumpista e repubblicana, ma al contrario. Un popolo, gli americani, con costumi barbarici e alieni, come la schiavitù, che emigra da un paese economicamente a pezzi, gli USA, per colonizzare le terre di un’altro paese più civile, che li accoglie e che li vede rifiutare ogni integrazione, disprezzare i loro benefattori e addirittura ribellarsi.

Ora io chiedo, visto quanto accaduto in questo periodo che ho discusso, chi dovrebbe fare un muro contro chi? Nel prossimo articolo parlerò più a fondo dei vari episodi di disobbedienza civile e ribellione avvenuti in Messico in quel periodo.

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