Overkill

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Nella storia delle armi, in genere si vede sempre un certo equilibrio fra “lancia”, intesa come capacità offensiva, e “scudo” inteso come capacità difensiva.Un fucile da fanteria di qualunque epoca è pensato per uccidere un fante a una certa distanza, non certo per perforare un bunker, una pistola è pensata per colpire un nemico a 40-50 metri massimo, non per abbattere un aereo.

Sarebbe infatti uno spreco di risorse, tempo e soldi fare diversamente, quello che oggi definiamo con un anglofono “Overkill”.Tuttavia, come per ogni regola, ci sono sempre delle eccezioni.In questo articolo ne raccolgo 3.

 

PROJECT PLUTO

Schema finale del Project Pluto. Notare le 14 testate nucleari indipendenti.

Ritenuto da molti il sistema d’arma più crudele e terrificante mai concepito, il Project Pluto fu il prodotto, quasi di scarto, di un progetto precedente, il NEPA ( Nuclear Energy for the Propulsion of Aircraft).

Il NEPA aveva come obiettivo la realizzazione di un aereo a propulsione nucleare, il quale non dovesse atterrare per rifornirsi di carburante virtualmente per secoli, o più realisticamente mesi visti i bisogni dell’equipaggio. Presto però ci si rese conto di un problema fatale, il motore stesso. Infatti era possibile costruire un reattore nucleare che creasse spinta sufficiente solo in due modi, i cosiddetti cicli “aperto” e “chiuso”.

Il ciclo aperto era più leggero, più semplice da costruire e più economico, oltre a necessitare di minore manutenzione, ma aveva un problema gravissimo, essenzialmente irradiava qualunque cosa nelle vicinanze, oltre a irrorare di scarti di fissione qualunque cosa si trovasse sulla sua traiettoria, generando una sorta di fallout.

Questo poneva a rischio l’equipaggio, che sarebbe morto nel giro di un’ora senza schermature. Le schermature però erano pesanti, essendo fatte di piombo, e compromettevano le prestazioni dell’aereo.

Il ciclo chiuso era più sicuro, visto che usava un sistema appunto chiuso per scambiare calore, ma era complesso e pesante, e le schermature erano necessarie comunque per motivi di mera prudenza. Il NEPA fallì e venne abbandonato, ma nel 1957 nacque appunto il Project Pluto.

L’idea era che non era più necessario schermare qualcuno, se invece di costruire un aereo a propulsione nucleare si fosse creato un missile a propulsione nucleare. Il motore, un economico ciclo aperto, e i suoi conseguenti svantaggi, erano considerati vantaggi se applicati su un missile anzichè un aereo. L’idea, terrificante, era che bastava dotare il missile di alcuni booster a propellente chimico standard per la fase di decollo, staccarli una volta esaurita la spinta e avviare il motore nucleare.

Il reattore sperimentale Tory II-C, che doveva fungere da motore per il Project Pluto.

Una volta in volo col motore primario, il missile avrebbe cominciato a inquinare qualunque cosa avesse avuto la sfortuna di capitare sotto di lui, rendendo il terreno stesso inutile. Non solo, il missile era equipaggiato con svariate testate nucleari da lanciare indipendentemente.

Nelle varianti più tremende, il missile addirittura avrebbe dovuto entrare in territorio nemico, inquinare quanti più chilometri quadrati possibili zigzagando nel territorio nemico, lanciare tutte le testate nucleari, continuare a zigzagare fin quando possibile e poi schiantarsi su un bersaglio secondario, eventualmente con una ulteriore testata nucleare montata sul muso.

L’arma venne riconosciuta per quello che era, una mostruosità, la quale avrebbe immediatamente scatenato i sovietici, praticamente costringendoli a creare un missile altrettanto devastante.

Poi il missile creava anche problemi di logistica, ad esempio da dove lanciare un’arma che inquina ogni cosa che sorvola?

Per fortuna, il Project Pluto venne cancellato nel 1964, senza esser mai costruito, del progetto rimase solo il motore ancorato su un vagone ferroviario, che non funzionò mai per più di pochi secondi, per ovvi motivi.

 

BLUE PEACOCK

L’unica mina Blue Peacock ancora esistente. Fu esposta nel 2004 nell’Archivio Nazionale britannico, senza i componenti nucleari ovviamente.

All’indomani della seconda guerra mondiale, gli Alleati occidentali erano comprensibilmente preoccupati riguardo il comportamento dell’Unione Sovietica, la quale veniva percepita come inaffidabile. D’altronde l’URSS aveva dato prova di grande inaffidabilità in tutti i paesi occupati dall’Armata Rossa, spesso rinnegando le promesse fatte a Yalta e imponendo regimi fantoccio comunisti.

In questo clima di sospetto e diffidenza reciproca, il Regno Unito concepì e sviluppò l’idea di interrare delle mine nucleari, dalla potenza di circa 10 kilotoni l’una, in Germania Ovest, per impedire all’Unione Sovietica di travolgere le unità Alleate con la miriade di carri che stazionavano in Germania Est. Si, avete letto bene, delle mine nucleari.

Le mine, costruite riadattando delle bombe da aereo britanniche (Blue Danube, la prima bomba atomica britannica), furono prodotte e testate (non detonate) nel Regno Unito per verificarne la solidità per poi venir spedite in Germania Ovest, mentendo spudoratamente al governo di Bonn e definendole reattori nucleari “da campo”.

Curiosamente (o forse no) non furono i problemi politici a decretare la fine del progetto, ciò che pose fine a quella farsa di programma fu una farsa ancora più grande. Il freddo clima tedesco non si confaceva molto bene ai delicati componenti interni delle mine, i quali necessitavano di temperature costanti ben superiori a quelle del luogo, specie in inverno, quindi si rendeva necessaria una fonte di calore interna e indipendente dall’ambiente esterno.

Il British Army Council diede ascolto a un’idea della Stazione di Ricerca Nucleare di Aldermaston (nientemeno…) e considerò l’impiego di polli, tenuti vivi con del becchime dentro lo chassis delle mine, i quali avrebbero scaldato i componenti interni col loro calore corporeo.La stupidità di questa idea, quasi da sola, pose fine al progetto Blue Peacock, e le bombe commissionate furono tutte smantellate, tranne una, che fu esibita nell’Archivio nazionale inglese nel 2004, quando il progetto venne desecretato. Come nota di commedia finale, c’è il fatto che la desecretazione avvenne il primo aprile del 2004, e in molti pensarono si trattasse di un pesce d’aprile, ma l’esibizione della bomba stessa e i documenti resi noti confermano che il progetto, per quanto assurdo, non fu uno scherzo.

 

M-29 DAVY CROCKETT

Il cannone M-29, con il proiettile nucleare M-388 montato.

L’idea di creare una bomba atomica miniaturizzata a tal punto da diventare portatile ha sempre affascinato i militari. Una tale arma sarebbe stata economica, relativamente facile da costruire, ancora più facile da trasportare e mettere in campo ed estremamente potente. Creato a fine anni ’50,l ‘M-29 fu esattamente questo, un cannone in grado di sparare un proiettile nucleare (M-388) portatile, con la potenza di circa un decimo di kilotone.

Il problema però era come usarla, e contro cosa. L’idea per come usarla, simile a quella della Blue Peacock, venne definita come “area denial”, declinata nel rendere un’area inservibile al nemico, quindi l’M-29 venne dispiegato massicciamente in Corea del Sud ed e Germania, al seguito di molte unità, specie in punti sensibili come il gap di Fulda e al confine con la zona smilitarizzata in Corea del Sud.

Vista la designazione d’utilizzo, il bersaglio venne da se, le enormi formazioni corazzate del Patto di Varsavia.

 

Il proiettile del Davy Crockett, ovvero la bomba M-388 in se, infatti aveva come maggiore punto di forza non la potenza dell’esplosione, ma la quantità di radiazione emesse. Si parla di emissioni immediatamente letali per un’area del diametro di circa 150 metri, e di radiazioni letali in uno o due giorni in circa 400 metri.

Più di 2000 bombe M-388 vennero prodotte, e sorprendentemente l’arma ebbe il suo più grande estimatore in un ministro della difesa tedesco, Franz Josef Strauss, il quale ne propose addirittura l’uso in molte brigate tedesche, in modo da sostituire varie unità di artiglieria e intimidire i sovietici, che in tal modo non avrebbero potuto più contare sulla forza dei numeri.

La NATO, fortunatamente, non prese queste raccomandazioni sul serio, anche perchè l’M-388 avrebbe in realtà danneggiato l’Alleanza, in quanto l’avrebbe costretta a usare armi atomiche in ogni caso, opzione che il comando atlantico non riteneva saggio rendere obbligatoria, e nel 1968 ogni M-388 venne disattivata.

E con questo, concludo questa piccola rassegna di assurdità, alla prossima.

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